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Estia
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mwbqEstia (mwbgin greco antico Ἑστία?, Hestíā) è una divinità della mwbwreligione greca, figlia di mwcaCrono e mwcqReacite-ref-1[1].
Il suo simbolo era il mwewcerchio, e la sua presenza era avvertita nella fiamma viva posta nel focolare rotondo al centro della casa e nel braciere circolare nel tempio di ogni divinità. Talvolta viene raffigurata assieme ad mwfaErmes, ma mentre quest'ultimo aveva il compito di proteggere dal male e di propiziare una buona sorte, Estia proteggeva e santificava la casa.
Nella mwfgmitologia romana la sua figura corrisponde a quella di mwfwVesta.
Contents
• Culto
• Note
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Culto
Ogni città, nell'edificio principale, aveva un braciere comune, il mwgwpritaneo, dove ardeva il fuoco sacro di Estia, che non doveva spegnersi mai. Poiché le città erano considerate un allargamento del nucleo familiare, era adorata anche come protettrice di tutte le città greche. Il neonato diventava membro della famiglia cinque giorni dopo la nascita, con un rito (mwhaanfidromie) in cui il padre lo portava in braccio girando attorno al focolare.
La novella sposa portava il fuoco preso dal braciere della famiglia di origine nella sua nuova casa, che solo così veniva consacrata.
Estia provvedeva il luogo dove sia la famiglia che la comunità si riunivano insieme: il luogo dove si ricevevano gli ospiti, il luogo dove fare ritorno a casa, un rifugio per i supplici. La dea e il fuoco erano una cosa sola e formavano il punto di congiunzione e il sentimento della comunità, sia familiare che civile. Il fuoco che divampa indicava quindi la presenza della divinità invocata nel sacrificiocite-ref-burkert-156-2-0[2]. Il fuoco, sia quello della casa che quello degli altari posti all'interno dei templi, non andava mai lasciato perirecite-ref-burkert-156-2-1[2]; successivamente la sua presenza sarà sostituita da una lampada perennemente accesa. Gli altari collocati all'esterno dei templi – la quale era la modalità più diffusa– , non possedevano un fuoco perenne, ma la loro accensione era uno dei momenti più importanti del rito sacrificale. Il fuoco è l'"altare odoroso"cite-ref-3[3] riservato agli dèi: a partire dall'VIII secolo a.C. sarà costume bruciare incenso o mirra (prodotti importati dalla Fenicia) sugli altaricite-ref-4[4].
«Per lungo tempo credetti stoltamente che ci fossero statue di Vesta, ma poi appresi che sotto la curva cupola non ci sono affatto statue. Un fuoco sempre vivo si cela in quel tempio e Vesta non ha nessun'effigie, come non ne ha neppure il fuoco.»
(Ovidio, Fasti, VI, 255-258)
Mitologia
Estia era la dea della famiglia, divinità dell'mwngantica Grecia tenuta in grande onore e molto considerata dal popolo greco a quel tempo. Poiché era la primogenita di mwnwRea e mwoaCrono veniva invocata per prima durante i sacrifici. Per questo venne chiamata anche "prima dea" e "ultima dea" poiché fu la prima dea, propriamente detta, a nascere, essendo la primogenita, ma l'ultima a essere espulsa da Crono e quindi a rinascere.
Sacrificò il suo trono sull'Olimpo quando mwogDioniso divenne dio.
Dopo un banchetto mwrqPriapo, ubriaco, tentò di violentarla ma un asino con il suo raglio svegliò sia la dea, che dormiva, che gli altri dei e fu costretto a darsi alla fuga.
L'episodio ha un carattere di avvertimento aneddotico per chi pensi (se accolte in casa come ospiti), di poter abusare delle donne sotto la protezione del focolare domestico in quanto anche l'mwrwasino, simbolo della lussuria, ragliando condanna la follia criminale di Priapocite-ref-5[5]cite-ref-6[6].
Causa la sua funzione che la portava a non abbandonare mai mwvaOlimpo, è protagonista in un numero inferiore di miti rispetto ai suoi fratelli ed è meno nota in epoca contemporanea.
Genealogia
Genealogia (Esiodo)
L'arazzo di Estia
"L'arazzo di Estia" è una tardiva rappresentazione della dea come “Hestia Polyolbos" (mweqEstia ricca di Grazia) su un mwegarazzo di scuola mwewcopta, realizzato in mwfaEgitto durante il mwfqVI secolo d.C.cite-ref-12[12].
Nella cultura di massa
Compare nel quinto e ultimo libro della saga mwhaPercy Jackson e gli dei dell'Olimpo, mwhqPercy Jackson e gli dei dell'Olimpo: lo scontro finale. Il titolo originale del romanzo, The last Olympian, è riferito a lei, l'ultima dea, che non combatte ma custodisce il focolare sacro fulcro dell'Olimpo.
Appare anche nel videogioco mwiqHades II, dove viene rappresentata come una donna anziana, con un accento britannico e afflitta dalla mwigvitiligine.cite-ref-13[13]
Note
cite-note-11. ↑ mwlqmwlgmwlwHESIOD, THEOGONY - Theoi Classical Texts Library, su mwmatheoi.com. mwmqURL consultato il 23 aprile 2022.
cite-note-burkert-156-22. ↑ citerefburkert-2003Walter Burkert, mwnwLa religione greca, Milano, Jaca Book, 2003, p.mwoa 156.
cite-note-33. ↑ Esiodo mwpaTeogonia, 557.
cite-note-44. ↑ mwqamwqqBurkert 2003,mwqg pp. 157-158.
cite-note-55. ↑ mwrgmwrwmwsaOVID, FASTI BOOK 6 - Theoi Classical Texts Library, su mwsqtheoi.com. mwsgURL consultato il 23 aprile 2022.
cite-note-66. ↑ Ovidio era mwtglatino quindi cita Estia con il nome di Vesta.
cite-note-93. Secondo mw0gEsiodo, mw0wmw1aTeogonia mw1q886–890(mw1gmw1wEN) , figlia di Zeus dalle sue sette mogli, Atena è stata la prima a essere concepita, ma ultima a nascere; Zeus ingravidò Meti, poi la ingerì, in seguito lui stesso fece nascere Atena "dalla sua testa", vedi Gantz, pp. 51–52, 83–84.
cite-note-1212. ↑ mw-g(mw-wmw-aEN) Paul Friedlander, mw-qDocuments of Dying Paganism, texiles of late antiquity in Washington, New York and Leningrad, University of California Press, 1945, p.mw-g 225.
cite-note-1313. ↑ mwaqi(mwaqmmwaqqEN) mwaqumwaqyHestia, su mwaqcHades Wiki. mwaqgURL consultato il 7 maggio 2025.
Bibliografia
• mwaqwWilliam R. Lethaby, Al centro della Terra, in Architettura misticismo e mito, Edizioni Pendragon, 2003, pp. 73-75, ISBN 978-88-8342-193-8. URL consultato l'8 febbraio 2011.
Altri progetti
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• Wikimedia Commons
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Estia
Collegamenti esterni
• citereftreccani-itEstia, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaGiulio Giannelli, ESTIA, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932.
• citerefsapere-itEstìa, su sapere.it, De Agostini.
• citerefenciclopedia-dell-arte-anticaW. Fuchs, HESTIA, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961.
• citerefbritannica-com(EN) Hestia, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Hestia (Greek deity), su Open Library, Internet Archive.
• citereftheoi-project(EN) Estia, su Theoi Project.
• (EN) Estia, su Comic Vine, Fandom.